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日志


4月27日

UNA GRANDE DONNA....MADRE TERESA

 

Madre Teresa di Calcutta , il cui vero nome era Agnès Gonxha Bojaxhiu,  nasce a Skopie da una benestante famiglia di origine albanese, il 27 agosto del 1910. Trascorre l'adolescenza tra la scuola, la drogheria del babbo e i giochi in compagnia del fratello Lazar e della sorella Aga. Cresce nella parrocchia di Cristo Re dove frequenta il Sodalizio, un gruppo di preghiera e aiuto per le missioni. Lì incontra dei padri gesuiti che lavorano nella lontana Calcutta, una città del Bengala. L'esperienza dei missionari la colpisce profondamente, tanto che a 18 anni decide di entrare nella Congregazione delle Suore missionarie di Nostra Signora di Loreto, presente anche in India.

E' la fine del dicembre 1928 quando parte per Rathfannan, in Irlanda, per iniziare il suo postulantato.

L'anno seguente viene mandata in una cittadina ai piedi dell'Himalaya per il noviziato.

Inizia così il suo soggiorno a Darjeeling, a pochi chilometri da Calcutta, dove, alternando alla preghiera i libri, perfeziona l'inglese, approfondisce la geografia soprattutto indiana e si dedica allo studio delle lingue locali, l'hindi e il bengali.

Il 24 maggio 1931 pronuncia i primi voti assumendo il nuovo nome di suor Teresa. Rinnova anno dopo anno i voti temporanei e il 14 maggio 1937 fa la professione perpetua.

Inizia la sua attività di religiosa, per volere dei superiori, come insegnante di storia e geografia alla Saint Mary of Loreto High School di Calcutta, un collegio per ragazze cattoliche. Più tardi viene anche nominata direttrice.

Al di là dell'alto muro del convento c'è il misero quartiere Moti Jheel, con i suoi tuguri e vicoli fangosi. Suor Teresa dalla finestra della camera vede bimbi nudi e sporchi, vecchi sofferenti e moribondi, gente affamata e senza casa.

Si rende sempre più conto che Calcutta non è solo la metropoli dei mercanti, degli uomini degli affari e della politica, ma che accanto ai grandi palazzi ci sono i tuguri dove troppi esseri umani ogni giorno muoiono di fame. Inoltre dal 1939 tutto diventa più difficile: scoppia la guerra che dall'Europa si estende in tutto il mondo. Anche l'India è coinvolta: e i poveri diventano sempre più poveri.

Suor Teresa sale su un treno che la riporta a Darjeeling per gli esercizi spirituali. Stretta in un cantuccio, faticosamente conquistato, pensa alla folla di affamati, storpi, ciechi e lebbrosi che popolano i marciapiedi di Calcutta. Tante scene che l'avevano sconvolta non può dimenticarle, vede mani che le si tendono per chiedere aiuto, ode i rantoli dei moribondi in mezzo alle strade. Per la notte, tanto dura il viaggio, non riesce a dormire e continuamente ripete: - Devo fare qualcosa .... Su quel treno ha una seconda chiamata o, come Madre Teresa in seguito l'ha definita "una vocazione nella vocazione".

  • Il messaggio fu molto chiaro, dovevo uscire dal convento e aiutare i poveri vivendo in mezzo a loro.

Ritornata a Calcutta chiede all'arcivescovo monsignor Périer l'autorizzazione a lasciare la congregazione per lavorare con i poveri. La prima risposta è un secco no.

Suor Teresa si rende conto che non è facile lasciare il convento, ma non si scoraggia.
Un anno dopo, è il 1947, ripete la sua istanza. Per l'India è un periodo non facile poiché in seguito all'indipendenza l'antico impero inglese si divide in due Stati: l'Unione Indiana, di religione indù, e il Pakistan di religione musulmana. I seguaci delle due religioni cominciano a combattersi dando luogo ad atroci massacri e a nuove povertà.

Suor Teresa segue i tragici eventi e sente che la vita del convento le sta sempre più stretta.
Finalmente il 16 agosto 1948 le giunge l'autorizzazione da Roma, con la firma di papa Pio XII, a lasciare il convento.

Così, da sola, senza un tetto, con l'unica veste che indossa, 5 rupìe in tasca e una fede incrollabile, inizia la grande avventura.

  • Lasciare Loreto - confiderà molti anni più tardi -è stato il mio sacrificio più grande, la cosa più difficile che abbia mai fatto.

Ma è' serena e si sente libera di raggiungere il mondo dei derelitti.

Per 4 rupìe compra un sari di cotone, la veste più comune e povera delle donne indiane; è bianco bordato di azzurro e sulla spalla si appunta una piccola croce. Prende un treno per Patna, dove trascorre tre mesi presso le Medical Sisters per apprendere rudimentali nozioni di medicina, poi rientra a Calcutta alla ricerca dei più miseri slums di Tilia e Motijhil.

Passa da una baracca all'altra e inizia l'opera con acqua e sapone: lava i bambini, i vecchi piagati, le donne sofferenti. Va in giro chiedendo cibo e medicine, mendicando per curare e sfamare i suoi poveri.

Dopo tre giorni apre una scuola, all'aria aperta, sotto un albero.

  • Come lavagna avevamo la terra polverosa dove con un bastoncino disegnavo le lettere.

Dopo la "scuola" riprende a camminare senza sosta per le strade della città. In pieno centro nelle viuzze di Georgetown è letteralmente assalita da stuoli di mendicanti e di bambini affamati che urlano: - Niente madre... niente padre... niente fratello straniera dare dei soldi!.

Ai lati, sui marciapiedi, ci sono quelli di cui non si sa se sono ancora vivi o sono già morti.

- La prima persona che tolsi dal marciapiede - racconterà Madre Teresa - era una donna mangiata per metà dai topi e dalle formiche. La portai con un carretto all'ospedale, non volevano accettarla, se la tennero solo perché mi rifiutai di andarmene finché non l'avessero ricoverata. Poi fu la volta di un'anziana che si lamentava tra i rifiuti. Nell'indifferenza dei passanti mi sforzai di tirarla fuori, mentre tra le lacrime continuava a ripetermi: "E dire che è mio figlio che mi ha gettata qui".

Ogni giorno la fragile suora dal sari bianco continua la sua opera per le vie di Calcutta e il suo corpo per gli stenti è tutto dolorante. Quando è sopraffatta dalla fatica ripensa al convento di Loreto, alla vita regolare, alla sicurezza. Ma la sua scelta è decisa, suor Teresa è convinta che la sua vita sia assieme a coloro che cascano per la strada consapevoli di morire e accanto ai quali i "vivi" passano volgendo il capo.

La sua abitazione è una baracca sterrata e lì porta quelli che non sono accolti negli ospedali.

Nel febbraio 1949 Michele Gomez, funzionario dell'amministrazione statale, mette a disposizione di suor Teresa un locale all'ultimo piano di una casa di Creek Lane e lì giunge la prima consorella. E' Shubashini, una ragazza di famiglia agiata ex alunna di Loreto, che spogliandosi del suo elegante sari indossa la veste a buon mercato e prende il nome di Agnese. Presto le suore diventano 12 e la comunità si va formando.

Il 7 ottobre 1950 nasce ufficialmente, con decreto della Santa Sede, la Congregazione delle Missionarie della carità e suor Teresa diventa Madre Teresa. In aggiunta ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza la nuova comunità ne fa un quarto di dedito e gratuito servizio ai più poveri tra i poveri. Il 1 febbraio 1965 la società religiosa fondata da Madre Teresa diventa Congregazione pontificia.

La giornata delle suore inizia secondo la Regola:- alzata alle 4.45, preghiera fino alle 7.30, colazione e poi il lavoro nelle bidonvilles. Data la massiccia affluenza dei malati il piccolo locale di Gomez si rivela insufficiente. E in più l'esperienza sconvolgente di molti moribondi rifiutati dagli ospedali rende insofferente la Madre.

  • E' inammissibile - dice - che tanta gente muoia senza alcun conforto. Dei moribondi mi occuperò io.

Comincia così l'affannosa ricerca di un locale dove sistemare delle reti. Dopo varie e continue richieste il Comune le affida il Dormashalah (casa del pellegrino): due ampi saloni accanto al tempio di Kalighat dedicato alla dea nera Kali.

Quando Madre Teresa va a prenderne possesso ai suoi occhi si presenta una scena apocalittica: tra il denso fumo dell'incenso e il fetore del sangue degli animali sacrificati alla dea, i pellegrini - assistiti dai sacerdoti - compivano riti per gli antenati. Altri sacerdoti meditavano, tra il frastuono e i gemiti, e pregavano in una immobilità assoluta; i mendicanti frugavano nella polvere per trovare gli avanzi di cibo e i resti degli animali. In quella indicibile babele Madre Teresa si insedia con le sue suorine. Armata di pennello e calce imbianca le sudicie pareti. Pone una statua della Madonna all'ingresso, sistema delle brandine... e tutto è pronto per accogliere gli infermi.

La Casa per il moribondo abbandonato, Nirmal Hriday, viene inaugurata: è il 1954. Madre Teresa parte con il suo carrettino, ormai famoso nella città, per la "raccolta" dei moribondi di ogni età.

  • Per molti che qui arrivano non c'è più nulla da fare, ma se riprendono conoscenza dopo le nostre cure almeno muoiono amati. Spesso mi sono sentita dire "Per tutta la vita ho vissuto come un animale, ora muoio come un essere umano...".

Oltre alla vita che si spegne la fondatrice guarda anche alla vita nascente con l'apertura della Casa dei bambini, Shishu bhavan, dove accoglie i bambini abbandonati, trovati spesso nei bidoni della spazzatura. La Madre racconta spesso delle notti insonni passate a cullare i neonati per farli addormentare.

  • Li rendiamo molto felici qui - afferma -, ma niente vale l'amore della famiglia. Un giorno ho visto un bambinetto che non mangiava: sua madre era morta. Ho cercato allora una suora che somigliava alla madre e le ho detto di giocare col bambino... il suo appetito è tornato da quando ha cominciato a chiamare la suora "mamma".

E' con in mente il loro avvenire che Madre Teresa cerca di far adottare questi bambini.

Molti progetti della Madre si vanno realizzando ma manca forse quello più ambizioso: togliere i lebbrosi, i suoi figli prediletti come li definisce, dagli slum. Va ogni giorno a trovarli e curarli nelle loro misere baracche ma spera di costruire per loro una città. Sa già che la costruirà sul terreno di Asansol donatole dal governo, che dovranno abitarci 400 famiglie di lebbrosi e che la chiamerà <Città della Pace>, Chantinabal ma le manca il danaro. E' il 1964, a Bombay si celebra il Congresso eucaristico alla presenza del Papa.PaoloVI.

Madre Teresa chiede un incontro col Papa che, dopo aver constatato il suo enorme lavoro, al momento di partire le lascia un ricordo: una stupenda, lunga auto americana, decapotabile, tutta bianca con sedili rosso sgargiante con una dedica: "A Madre Teresa per la sua universale missione d'amore".

Appena la Madre vede la lussuosa vettura scuote il capo dicendo: - Chissà quanta benzina consuma! Meglio il mio carrettino tirato a mano. La metterò all'asta. Questa è la macchina dei lebbrosi.

E infatti con il ricavato costruisce il primo lotto, dei 14 previsti, della città della pace; la strada più grande la chiama viale Paolo VI. Due anni dopo, grazie ad altri aiuti e premi, il villaggio della pace viene terminato: l'antica speranza è diventata realtà. All'interno della città ci sono i negozi, i giardini, l'ufficio postale e le scuole.

Ormai il nome di Madre Teresa varca i confini dell'India e cosi la congregazione: viene aperta a Cocorote, in Venezuela, la prima casa delle Missionarie della Carità. E' il luglio del 1965.

La minuta figura di Madre Teresa, il suo fragile fisico piegato dalla fatica, il suo scarno viso solcato da innumerevoli rughe sono ormai conosciuti in tutto il mondo.

Nel 1979 le venne attribuito il premio Nobel per la pace.

Chi ha avuto la fortuna di incontrare Madre Teresa (ed io ho avuto questa fortuna) sa che da lei emanava qualcosa che va al di là delle religioni e dei credo: Madre Teresa era l’immagine dell’Amore universale, che è l’unica religione e l’unico credo esistente sulla terra, al di là delle etichette date dagli uomini alle religioni.

Un orfanotrofio gestito dalle Missionarie della Carità
4月24日

LA DONNA......

Quando il Signore fece la donna era il suo sesto giorno di lavoro, facendo straordinari. Apparve un angelo e disse: "Perché usi tanto tempo nel fare questo? " ed il Signore rispose "Hai visto il formulario delle specifiche che possiede? Deve essere completamente lavabile ma non di plastica, ha 200 parti mobili tutte sostituibili, funziona a caffè e resti di pranzo, ha un grembo nel quale stanno due bambini allo stesso tempo, possiede un bacio che può curare qualsiasi cosa, da un ginocchio sbucciato ad un cuore rotto, ed ha sei paia di mani". L'angelo era sorpreso da tutti i requisiti che la donna possedeva. "Sei paia di mani! Non è possibile!" "Il problema non sono le mani, sono i 3 paia di occhi che le madri devono avere" rispose il Signore. "Tutto questo nel modello standard? " chiese l'Angelo. Il Signore assentì con il capo. "Sì, un paio di occhi servono affinché possa vedere attraverso una porta chiusa chiedendo ai figli cosa stanno facendo, nonostante lo sappia. Un altro paio sono nella parte posteriore della testa per vedere cose che ha bisogno di conoscere nonostante nessuno pensi che sia necessario. Il terzo paio sono nella parte anteriore della testa. Questi cercano i figli smarriti e dice loro che li capisce e li ama comunque senza bisogno di dire una parola. " L'Angelo cercò di fermare il Signore "Questo è un carico di lavoro troppo grande per la donna!" "Ascolta il resto delle specifiche!", protestò il Signore. "Si cura da sola quando è ammalata, può alimentare una famiglia con qualsiasi cosa e può far sì che un bambino di 9 anni resti sotto la doccia". L'Angelo si avvicinò e toccò la donna "Però l'hai fatta tanto morbida, Signore". "Lei è morbida e dolce, disse il Signore, però allo stesso tempo l'ho fatta forte. Non hai alcuna idea di quanto possa essere resistente e di quanto possa sopportare". "Potrà pensare? " chiese l'Angelo. Il Signore rispose "non solo sarà capace di pensare ma anche di ragionare e di negoziare". L'Angelo notò qualcosa, si stirò e toccò la guancia della donna. "Oh, sembra che questo modello abbia una perdita. Glielo ho detto che stava cercando di metterci troppe cose!" "Questa non è una perdita, obiettò il Signore, questa è una lacrima!" "E a cosa servono le lacrime? " chiese l'Angelo. Il Signore disse "Le lacrime sono la forma nella quale esprime la sua allegria, il suo dolore, il disincanto, la solarità, il suo orgoglio". L'angelo era impressionato. "Sei un genio Signore. Hai davvero pensato a tutto, visto che le donne sono veramente meravigliose!" Ed aggiunse: "Le donne hanno una forza che meraviglia gli uomini. Crescono i figli, sopportano le difficoltà, portano carichi pesanti, tacciono quando vorrebbero gridare. Cantano quando vorrebbero piangere. Piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose. Litigano per ciò in cui credono. Si sollevano contro le ingiustizie. Non accettano un NO come risposta quando credono che esista una soluzione migliore. Se sono in ristrettezze comprano le scarpe nuove per i figli e non per sé stesse. Accompagnano dal medico un amico spaventato. Sanno che un abbraccio ed un bacio possono aggiustare un cuore rotto. Le donne sono fatte di tutte le misure, le forme ed i colori. Amministrano, volano, camminano o ti mandano e-mail per dirti quanto ti amano. Le donne fanno più che trasmettere luce, portano allegria e speranza, compassione ed ideali. Si, il cuore delle donne è meraviglioso
4月23日

......A VOLTE.....

A volte arrivano quegli istanti in cui la tua mente viene invasa da pensieri talmente tristi che avresti bisogno che il cielo ti sorridesse... vorresti volare per poter guardare il mondo da un'altra prospettiva e magari poter fuggire su una stella e stare lì a parlare con lei... il mondo a volte ti abbraccia e a volte ti soffoca, a volte ti bacia e a volte ti dà uno schiaffo... a volte vorresti che la natura ti potesse parlare e potesse essere come te, vorresti che la sua anima potesse esprimere tutta la sua profonda bellezza... ma nascosta nel suo spirito non può mostrarsi come noi e così le persone a volte la ignorano, senza capire che anche ad essa batte un cuore. A volte vorrei poter dar la mano al sole e farmi trasmettere un pò della sua forza gridando al mondo che la vita è meravigliosa!A volte qst istanti diventano momenti e i momenti diventano giorni e allora vorresti trovarti d fronte al mare e respirare insieme a lui e piangere d gioia davanti a un tramonto... vorresti poter disegnare un grosso cuore intorno al mondo e farlo battere per l'eternità e far nascere nuove stelle in cielo per farlo brillare ancora d più. A volte t chiedi com'è la vita e io c penso... ci penso... penso a tutte le cose belle ma anche a quelle brutte e alla fine... salutando il cielo che mi sorride... mi esplode dentro l'anima una gioia incredibile e piango davanti alla meraviglia che è la vita! A volte c sono cose che t fanno piangere d dolore il cuore ma ne vale la pena perchè poi capisci quanto sia bella la vita nonostante tutto... il dolore è complementare alla gioia... quando soffri la felicità d vivere poi t fa tornare il sorriso!A volte vorrei essere io a dipingere il cielo d colori fantastici per poterlo toccare e abbracciare!A volte vorrei immergermi nell'oscurità della notte per illuminarla con i miei sorrisi e vorrei coccolare il vento che fa ballare gli alberi. A volte vorrei essere il vento per poter accarezzare il mare e giocare con le nuvole... A volte la vita è così bella che le vorresti regalare l'eternità, così bella che non vorresti mai lasciarla, così bella che la vorresti scrivere su un diario, così bella che i brividi scorrono sulla tua pelle, così bella che a volte... non ti sembra vera!
4月22日

GLI AMICI DEL CUORE

L'amica/o per il cuore

L’amica/o per il cuore è colei/colui che si è fatta/o accomodare nell’animo, nella parte più vicina al cuore. Da quello scranno privilegiato che solo noi possiamo concedere può assistere alla parte più intima del nostro essere. É discreta/o, riservata/o. Custode del nostro intimo. A lei/lui concediamo i nostri pensieri più intimi per aiutarci ad affrontare i problemi della vita, spesso per capire noi stessi. Rimuginare i pensieri tra noi stessi non permette di essere, spesso, obiettivi e vedere ciò che non vediamo o ciò che non vogliamo vedere. L’amica/o per il cuore diventa uno specchio di noi stessi perché è molto simile a noi, deve comprendere, ma pensare e consigliarci con un altro animo, con un’altra esperienza. Trovare l’amica/o per il cuore è come trovare un angelo custode: può, gli abbiamo dato il diritto di dirci tutto, e noi possiamo rispondergli in tutti i modi. In fondo qualcosa ci unisce. Un’entità che spesso non si riesce a concretizzare, ma che si sente. Ci si può chiedere: perché abbiamo dato tale “potere” ad una persona, al suo animo? Cosa ha fatto per meritarlo? Non esiste, credo, un “qualcosa”. Forse l’altra/o non si è nemmeno accorta/o di essere in questa condizione privilegiata, unica. É lì, ha in sé ciò che noi cerchiamo al di fuori di noi. Non si sceglie, sembra quasi che ne veniamo scelti. Osserviamo e siamo osservati, ascoltiamo e siamo ascoltati, giudichiamo e veniamo giudicati. Tutto appare come se da una passata vita, della quale entrambi non ricordiamo nulla (o non ci si fa ricordare nulla? ), riemerge un’esperienza, qualunque essa sia. Un’esperienza che in qualche maniera immateriale ci unisce. Come dal passato, lo si può pensare per una vita futura. Una catena che dal lontano passato si protende verso il lontano futuro con l’inizio e la fine completamente in balìa della casualità al di fuori di noi. Nella nostra vita non esiste un momento, attimo dovuto nel quale veniamo a conoscenza della/del propria/o amica/o per il cuore. Può esistere senza mai incontrarla/o? Ma, allora, che senso avrebbe? Nessuno! Se esiste, prima o poi, la/o si deve incontrare. La/o si può trovare tra i banchi di scuola, all’università, nella vita quotidiana, nel lavoro, nello svago. Non vi è né luogo né tempo prestabiliti. Ti può passare vicino in un momento della vita e non te ne accorgi; la/o incontri in un altro momento e senti la sua vicinanza. Per poi anche scomparire di nuovo. Esiste solo il momento nel quale senti, comprendi, gioisci ed il tempo concesso a questa unione. Ciò che si sente nell’animo per l’amica/o per il cuore é sul confine dell’Amore perché è alla soglia della casa dell’Amore, il cuore, ma è qualcos’altro, un affetto molto particolare, dedicato. Pur essendo al di fuori del cuore (sia che esso sia occupato o meno), è il miglior sentimento che aiuta il cuore. Come un sostegno che lo rafforza dall’esterno e nello stesso tempo lo difende dall’esterno. Una sentinella pronta a sfidare insieme a noi le intemperie dell’animo e della vita. L’amica/o per il cuore accetta tale incombenza e ne viene ricambiata/o con slancio. Deve essere consapevole del suo ruolo e del senso di complicità per conoscerne le responsabilità e la felicità: essere in una maniera totalmente speciale in comunicazione con un’altra persona, con noi. Il rapporto è reciproco come due archi che si appoggiano alla chiave di volta per sostenere un tetto: molto simili, uguali, ma opposte nella funzione. Il punto di unione, la chiave di volta, sorregge il tutto, le nostre Vite.

DELUSIONE

è successo anche a me... restare delusa da qualcuno, qualcuno che credevi facesse parte della tua vita, qualcuno di cui credevi di poterti fidare... ed invece ti ritrovi persone che parlano di te come se fossi una persona di poco conto, una persona con cui non hanno mai avuto a che fare, ed anche se cerchi dentro di te mille giustificazioni in fondo sai che non c'e' ne una che tenga perchè sai che quella persona ti ha fatto troppo male... ma la cosa peggiore è che tu dentro di te sai che gli vorrai sempre bene perchè comunque ha lasciato molte cose dentro di te... e ti rendi conto che è vero ciò che si dice"chiunque tu conosca nella tua vita senza volerlo ti lascierà qualcosa... "da una parte però queste persone andrebbero ringraziate, perchè sono coloro che ti fanno capire che avresti sempre dovuto ascoltare quelle persone che ti dicevano di non fidarti mai troppo degli altri, perchè il mondo non è tutto rose e fiori.. ma nessuno se ne rende mai conto fin quando non resta deluso... ed è allora che si capisce che non è tutto come lo si aveva sognato o immaginato ma è esattamente come te lo avevano descritto...
4月12日

LUNA

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luna...

Continuò a camminare, camminare l’aiuta a riflettere, a pensare…. intanto osserva il mare, sembra riposare, non ci sono onde ed esso è calmissimo . Il sole sta per tramontare ed è bellissimo vedere mentre quasi diventa un tutt’uno con l’orizzonte del mare. In pochi minuti il sole scompare lasciando il suo posto alla luna, una cosa emozionante ! Allora paragono il tutto alla mia vita! Sai penso a quanto è strana questa cosa, la luna e il sole 2 delle cose più belle del mondo con un destino così poco felice: non possono mai fermarsi e guardarsi più a lungo di un istante, ma la luna aspetta ogni giorno di poter prendere il posto del sole, solo al pensiero di camminare dove qualche minuto prima l’ha fatto lui la fa sentire meno triste…. Che strano destino per la luna: è innamorata del sole , l’unico essere al mondo che non potrà mai essere suo…lo ama da sempre, dal primo giorno che lo vide. E’ innamorata dei suoi occhi , quegli occhi che vede ogni sera . Una notte una stella le disse “Luna perché piangi? “e lei con un sospiro riuscì solamente a dire “ Amo l’essere più bello ma più lontano del mondo” .. la stella guardò con tenerezza la luna che nel frattempo aveva ripreso il suo cammino, non aveva capito bene in realtà cos’è che facesse star così male la sua amica, ma di una cosa era certa: doveva amare veramente molto quell’essere lo leggeva nei suoi occhi . Continuarono così la vita di tutti i giorni la luna aspettava impaziente il suo tanto amico tramonto…. Ogni sera la stessa scena: lei che guarda lui mentre gli lascia la scena e lui che ormai stanco della giornata si ritira a dormire offrendogli soltanto un piccolo sorriso . La luna cerca una soluzione a questo forse irrisolvibile problema…così aspetta una serata oggiosa per chiedere consiglio alle nuvole “Amica nuvola ho bisogno del tuo aiuto, devo parlare un po’ con te” …. così le parla del suo sentimento costretto a non avere sfogo in nessun modo. La nuvola ascolta incuriosita il racconto poi guarda la luna e gli dice “ Sai, anche l’amico sole mi ha parlato di te una volta .. mi disse che …:” ma proprio in quell’istante il tempo subisce un mutamento e la nuvola è costretta a scappar via “ No aspetta amica mia dimmi, parlami, cosa diceva il mio amato sole ? Se lo incontri digli che al mondo esiste una creatura che………” ma la nuvola era ormai lontana e la luna non continuò la sua frase quando si rese conto che era di nuovo sola, una lacrima fece da interprete al suo stato d’animo …… Passarono così altri giorni , sempre la stessa scena, sempre lo stesso sguardo rubato. Era estate e la luna non ebbe più l’occasione di incontrare la nuvola che per una sera le diede speranza , ma non aveva fretta lei, aspettò così l’autunno con la speranza di incontrare di nuovo quella nuvola e chiedergli cosa aveva detto il suo amato sole, ma c’era ancora un problema da superare: come avrebbe riconosciuto la sua nuvola in mezzo a tante altre ? Ma non volle preoccuparsi di ciò, avrebbe cercato tutta la notte pur di trovarla e parlare ancora con lei ! La sera arrivò, ma fu una sera diversa dalle altre, il sole quella sera non la guardò , cerco inutilmente il suo sguardo , ma lui come se lei non esistesse gli passò davanti…percepì il suo passaggio perché senti mille brividi sulla sua schiena quando si sfiorarono.. Perché lui non gli aveva donato la sua razione di vita quotidiana? Si, perché la luna viveva ogni giorno con il ricordo di quegli occhi, quegli occhi che stasera non l’avevano fatta sognare anche solo per un istante….. Quella notte una piccola stellina si avvicinò alla luna e riportò quel che aveva appena udito sulla terra “ Oh Amica Luna, ho appena ascoltato non poche lamentele da parte degli umani, la tua luce stasera è talmente poca che non si riesce ad intravedere nulla” …. povera Luna , lei ce la stava mettendo tutta, ma proprio non riusciva a comportarsi come se nulla fosse successo…così chiese aiuto al cielo che la aiutò mandando in terra un temporale cosicché l’attenzione degli umani si spostò su di esso.. [continua...]
4月4日

PER MIA MADRE

In Paradiso c'e' un grande prato verde e tu mamma sei li' a festeggiare il tuo compleanno e' cosi' che voglio immagginarti . Mamma anche se purtroppo non ci sei piu' so che mi starai sempre vicino e che mi proteggerai sempre e mi appoggerai per qualsiasi scelta faro'......non puoi capire quanto mi manchi....ogni giorno che passa me ne accorgo sempre di piu' e sono sempre piu' triste perche' ho perso la persona piu' cara a me....MI MANCHI!!!!!! Ti do un abbraccio fortissimo e un bacione enorme!!!!!!
4月2日

UN PENSIERO SULLA VITA

Devo direche la vita e' qualcosa di veramente complesso....che per fortuna poi ci siano cose belle da fare e da assaporare, e' un altro discorso, ma da quando si nasce in poi, incontriamo mille ostacoli, mille coincidenze, positive e negative, che deviano il nostro naturale percorso in avanti e la maggior parte delle volte lo cambiamo definitivamente, tanto che a volte penso......a che punto del mio essere mi ritrovere se andassi indietro nel tempo fino al punto in cui la mia natura ha incontrato il primo determinante motivo di svincolo???? Tutto questo per dire che noi oggi siamo cio' che e' successo nella nostra vita, passo dopo passo, e tutto quello che vive in noi non e' altro che il frutto di un'insieme di eventi, stimoli, caratteristiche e circostanze avvenute intorno a noi col passare del tempo.........apparentemente tutto inspiegabile, immotivato...ma poi scavando e riscavando, salta fuori il bandolo della matassa e capisci che in passato, lontano o recente, e' accaduto qualcosa in te che ti ha segnato in modo profondo. Ma, mi chiedo: una volta che l'hai scoperto...che fai? Torni indietro e lo eviti? Lo modifichi? IMPOSSIBILE!!!!!! Puoi soltanto cercare la soluzione piu' intelligente e meno indolore per alleviare i sintomi, ma ormai sei quello che sei e nulla potra' cancellare mai quello che sei stato...e qualsiasi scelta fai, adesso, e' sempre collegata col tuo passato, perche' fa parte del tuo carattere, del tuo modo di affrontare la vita, che si e' formata in te nel tempo...e questa catena non si spezza...a meno che possa improvvisaente diventare un'altra persona....IMPOSSIBILE!!!!! LA VITA e' una corsa in motocicletta:nessuno sa quanta benzina il destino ha messo nel nostro serbatoio. C'e' chi nasce con il pieno e chi, senza saperlo viene alla luce gia' in riserva. Ma che tu abbia il pieno o poche gocce di benzina poco importa....l'importante e' andare al massimo fino all'ultima goccia.........